Si può dire “NO” al cane?

Si può dire “NO” al cane?

La domanda arriva puntuale come il Capodanno: in momenti diversi ma arriva.
Che tu sia a Time Square o su una spiaggia di Copacabana, non ti resta che aspettare.
A volte arriva subito, così, tanto per levarsi il dubbio … a volte invece resta lì sulla punta della lingua e non esce, si sa che è solo una questione di tempo, ma un po’ la formalità dell’inizio, un po’ la speranza che magari sia io a tirare fuori l’argomento per prima, la domanda sembra quasi un tabù.
Poi eccola, sorrisetto imbarazzato, spallucce che fanno su e giù, piedino che dondola eeeeee:

“Ma … si può dire No al cane?“

Mi piacerebbe sapere, se hai un figlio o nipote, o quando hai dovuto interagire con un bambino molto piccolo, se ti è capitato di dire un secco “No!” oppure un più diplomatico: “No, perché … “ oppure un allarmato o sconcertato “Nooooooooo”.
Immagina pure tutte le varie situazioni in cui questo “No” ti esce spontaneamente dalla bocca, prenditi tutto il tempo che vuoi e immagina tutti gli scenari più esilaranti, drammatici e imbarazzanti in cui un bambino o un adolescente può cacciarsi e cacciarti.

Fatto? Bene …

immagine dal web

Noi abbiamo la responsabilità di educare, quindi di rendere adatti al mondo i nostri giovani, di tirar fuori il meglio da loro stessi affinché possano vivere una vita senza frustrazioni e piena di felicità.
Vogliamo aiutarli a sviluppare tutte quelle competenze che sono utili alla vita sociale, prima fra tutte la capacità di riconoscere la differenza fra bene e male, tra giusto e sbagliato, fra buono e non buono, fra si fa e non si fa, tra sì e no.

Ma non è infondo quello che vogliamo anche dai nostri cani?

Certo! Lo facciamo perché siamo animali sociali, riconosciamo l’importanza delle relazioni e del reciproco supporto come elemento fondamentale della prosecuzione della specie. Anche i cani sono animali sociali, hanno strutture gerarchiche complesse dove ogni individuo in quanto diverso dagli altri ha un suo ruolo ben preciso, ruolo importantissimo per tutto il gruppo, fondamentale.
Cosa garantisce però che ogni membro svolga il proprio compito nella maniera funzionale all’equilibrio e alla crescita del gruppo sociale di appartenenza: le regole.

Cosa trovi di diverso rispetto ad una comune famiglia umana?

Le regole di comportamento sono accettate, collaudate e condivise dal gruppo, inculcate da subito. Certo ci sono regole rigide e altre meno, ci sono gruppi pieni di regole, altri invece sono più plastici e malleabili. Dipende da tanti fattori, anche dal contesto religioso e geografico di appartenenza.
Spetta ai soggetti adulti e saggi, garantire che queste regole e i valori che ne stanno alla base, vengano appresi, condivisi, rispettati e tramandati si spera sempre nel rispetto dei limiti e dell’individualità del soggetto.
Quindi nel gruppo misto uomo/cane la continuità di trasmissione di regole e valori vale solo per l’essere umano, in quanto il cane non sarà mai in grado di proseguire autonomamente la sua vita, quindi questo processo di acquisizione di regole e valori dovrà essere perseguito per tutta l’esistenza anche se in misura diversa.
Ma ciò a noi umani piace un sacco, ecco perché abbiamo creato razze con caratteristiche neoteniche spinte come il maltese, il bolognese, e tutte le razze del gruppo “Da Compagnia” della Classificazione Enci.

Da tutta questa complessità deriva l’importanza dell’educatore/genitore e la responsabilità nei confronti del bambino/cane.

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Ecco che, come il cane adulto educatore ferma e corregge i comportamenti in quel momento definiti “non corretti” con una sapienza difficilmente eguagliabile dai noi comuni umani, ecco che il genitore deve fermare e correggere semplicemente utilizzando un diverso linguaggio: il “No” viene naturale ed è una sillaba a cui si riesce a dare una durezza di intonazione utile a “interrompere” il comportamento immediatamente ma nello stesso attirare l’attenzione su di sé, proprietario/genitore, per mostrare in seguito il comportamento corretto.

Io utilizzo il no, poco ma lo utilizzo, e solo in casi particolari.
I miei cani sanno che se arriva il “No!” secco, devono fermarsi immediatamente perche non stanno facendo la cosa giusta, se arriva il “ Noooooooooo” devono fermarsi immediatamente ma spontaneamente si dileguano, perché molto probabilmente hanno fatto una gran cavolata.
Meno lo si utilizza, più aumenta il suo valore e la sua efficacia.

Se ci pensate con i bambini funziona nella stessa maniera, ma quali so regole del No?

COMPRENSIONE

Per prima cosa bisogna accertarsi che il bambino o il cucciolo abbia realmente capito cosa vuol dire NO, ovvero “smetti di fare quello che stai facendo”, altrimenti si creano frustrazioni inutili che limitano l’apprendimento del comportamento giusto.

COERENZA

Ci vuole risolutezza e costanza, il no deve essere assoluto: quella cosa non si fa punto. Qualsiasi sia il momento, qualsiasi siano le persone coinvolte. Il bambino e il cucciolo hanno delle intelligenze molto plastiche, sono capaci di fare veloci associazioni e discriminare qual è la persona o la situazione per la quale vale la pena insistere. Il cucciolo che va dai nonni ad elemosinare sotto al tavolo e il bambino che va dalla zia a chiedere l’ennesimo panino con la nutella ne sono la prova. Inoltre la tenacia che il proprietario/genitore deve mostrare è delle volte sfidante. Al termine di un’intensa giornata, è chiaro che un capriccio può mettere a dura prova. Un Si risolutivo potrebbe mettere fine al tiramolla estenuante ed evitare conflitti e frustrazioni difficili da gestire, e poi è così semplice da pronunciare…un sì e tutto finisce. Ma cosa abbiamo insegnato?

REFERENZA

Più siamo coerenti e risoluti e più siamo delle guide affidabili. Chi seguiresti in caso di incendio al centro commerciale? Il commesso che da indicazioni precise con voce ferma e sicura o la guardia a cui trema la voce che non sa dove guardare? Se dobbiamo essere dei referenti ci tocca essere così, come il commesso, autorevole per dote e necessità. Ciò vale anche e soprattutto nelle situazioni di emergenza. Così anche nei momenti difficili, come ad esempio durante le separazioni tra i coniugi o trasferimenti, i bambini hanno bisogno di punti fermi e di certezze, non bisogna farsi impietosire e darla sempre vinta per non essere odiati o per non aggiungere frustrazione o sofferenza ad una situazione già difficile, perché negli anni si pagherà lo scotto delle concessioni ingiustificate e delle debolezze dimostrate. Nel caso dei cuccioli o dei cani in generale capita che dopo periodi di malattia oppure nel caso di cani adottati e provenienti da canili o situazioni difficili si tende a lasciar correre troppo spesso con la scusa del “poverino” …

SODDISFAZIONE

Qui arriviamo alla parte se vogliamo più difficile di tutte, fare in modo che i “No” siano sempre meno, ovvero lavorare affinché non ci sia bisogno di intervenire con un “No”. Il cucciolo che continua a mordicchiare i pantaloni e il bambino che continua ad arrampicarsi sulla madia stanno in realtà richiedendo attenzioni, se le chiedono vuol dire che ne hanno bisogno e vanno date se si vuole contribuire correttamente alla loro crescita. Nostro compito è quello di fare in modo che i nostri no siano sempre meno, semplicemente perché non c’è n’è bisogno, ciò vuol dire che l’individuo che stiamo educando, che sia cucciolo o bambino sta diventando sempre più equilibrato.

 

Mary Veg

Esperta in Riequilibrio Comportamentale del Cane e Coach della Relazione Uomo/Cane

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